Ristrutturazione
Risparmiare energia è oggi un dovere per chi costruisce e acquista edifici, perché gli effetti che la costruzione produce ricadono anche sulle generazioni future. Per questo bisogna fare molta attenzione alla costruzione, e alle successive fasi di ristrutturazione, degli edifici, al loro consumo d’energia e all'inquinamento prodotto dal riscaldamento sull'ambiente.
Poiché i provvedimenti sul risparmio energetico richiedono un elevato impegno finanziario e costruttivo è fondamentale valutare ex ante, e monitorare in itinere, il consumo energetico complessivo dell’edificio.
Il tema della progettazione e della ristrutturazione di edifici a basso consumo energetico pongono l'accento su importanti aspetti, tra i quali:
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il sito e sue caratteristiche ambientali,
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il riciclo e il riutilizzo di materiali naturali e derivanti dalla tradizione,
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l’elevato isolamento dell'involucro opaco e di quello trasparente, per ridurre le dispersioni e mantenere il calore il più possibile all'interno dell'edificio,
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lo sfruttamento delle energie rinnovabili attraverso la progettazione d’impianti per un maggiore risparmio energetico, quali impianti di climatizzazione, funzionanti per irraggiamento con temperature di mandata dell'acqua inferiori e minore quantitativo d’energia utilizzato per riscaldare gli ambienti.
L’Unione europea ha emanato norme specifiche per incentivare progettazioni e ristrutturazioni più sostenibili. Al momento, è riscontrabile una tendenza progettuale più consapevole, che ritiene allo stesso modo importante forma architettonica, progettazione impiantistica e tecnologica, per integrare tali diverse componenti.
Soffermandoci sull’importante aspetto dell’isolamento dell’involucro edilizio nella climatizzazione estiva e invernale, facciamo riferimento a un esperimento, realizzato per la prima volta a Brema e successivamente a Bergamo, Trieste e Genova. Nella piazza principale della città sono stati posizionati due blocchi di ghiaccio d’uguale dimensione. Il primo è stato lasciato libero e il secondo è stato posto in un involucro isolato termicamente (trasmittanza U 0,15 W/mqK). Dopo cinque giorni quello libero era del tutto sciolto, mentre il blocco nell’involucro aveva mantenuto il 70% della sua massa iniziale. Tale risultato s’è ottenuto senza apporto energetico e con il solo potere isolante dell’involucro.
L’immagine sottostante è una semplice metafora: il vaso è l’edificio, l’acqua l’energia necessaria a riscaldarlo e i buchi i punti non isolati che disperdono calore (ponti termici¹). Come per mantenere costante il livello dell’acqua è opportuno tappare i buchi, così per ridurre le dispersioni di calore dalle abitazioni è necessario intervenire sui punti meno isolati termicamente (tetto, pareti esterne e finestre).
¹ Parte della struttura d’un edificio con caratteristiche termiche molto diverse da quelle circostanti, che consente flussi di calore più rapidi e incide negativamente sull'isolamento dell’edificio, poiché costituisce una via privilegiata agli scambi di calore da/verso l'esterno. |

Fonte: Corso Casaclima Base – Stefano arch. Fattor
Risanare edifici esistenti è tecnicamente possibile, ben impiegando i capitali iniziali.
Per prima cosa è fondamentale sapere come una casa tradizionale disperde calore:
- il 20-30% del calore è disperso da una scorretta ventilazione manuale (per cambiare l’aria negli ambienti abitati è sufficiente aprire le finestre per dieci minuti ogni tre ore circa; una maggiore ventilazione raffredda le pareti interne),
- le pareti esterne disperdono dal 20% al 25% circa;
- il tetto dal 10% al 15%;
- le perdite della caldaia sono intorno al 10-11%;
- la cantina il 5-6% e le finestre il 20%.
Sino a qualche anno fa si credeva che, sostituendo le finestre esistenti con altre a doppio vetro, si potesse già ottenere un miglioramento nell’efficienza termica dell’edificio. Questo accade, ma una tale operazione, se fatta da sola, può creare sia danni sia benefici. Cambiando soltanto le finestre, e non isolando le pareti esterne, si creano le condizioni ideali per la formazione di muffe sulle pareti, soprattutto negli angoli. In ambienti chiusi - con la respirazione, la cottura dei cibi e dell’acqua calda in bagno - l’aria ha concentrazioni diverse di vapore acqueo durante la giornata; quando si raggiunge la saturazione, il vapore si condensa sulle superfici più fredde.
Pertanto, se sono sostituite soltanto le finestre, le pareti esterne sono le superfici più fredde sulle quali si formerà più spesso condensa e muffe. Tale problema si genera perché, se le nuove finestre sono state installate correttamente, si toglie l’aerazione naturale incontrollata, la stessa che prima però garantiva i ricambi d’aria costanti (i buchi del vaso della figura).
Per risanare una casa secondo i principi del risparmio energetico è necessario seguire alcune semplici regole, ricordando che la prima fonte di dispersione di calore è una scorretta ventilazione manuale, che disperde sino al 30% d’energia termica.
La lotta all’aumento d’anidride carbonica e all’inquinamento dell’aria e l’annullamento del ponte termico deve essere una priorità assoluta nella ristrutturazione degli edifici. In un’abitazione tradizionale ci sono tanti ponti termici, ma l’impianto è fatto per compensarli (si veda la metafora del vaso: si continua a immettere acqua/energia e il vaso/casa è sempre pieno/caldo). Un ponte termico diventa molto più pericoloso quando si è in presenza di un’abitazione isolata, perché in un edificio mediamente tutto caldo se si ha una sola zona fredda, quest’ultima costituirà quasi certamente il ponte termico su cui si formerà la condensa.
La sequenza degli interventi assume pertanto grande importanza. Per prima cosa sarebbe opportuno eseguire contemporaneamente due tipi d’interventi: isolare le pareti esterne e sostituire i serramenti. Qualora tali interventi non si possano eseguire contemporaneamente, è fondamentale realizzare prima un cappotto isolante sulle pareti esterne e dopo sostituire i serramenti. In seguito è opportuno isolare il tetto e poi, aspetto importante per il risparmio energetico, isolare i solai verso le zone non riscaldate, quali ad esempio cantine, garage e locali di sgombero.